Zaganelli (CREA): “L’ortofrutta come laboratorio di ricerca scientifica e resilienza”
La direttrice generale Maria Chiara Zaganelli spiega il ruolo del CREA nella definizione dello standard di sostenibilità ortofrutticola e i tanti progetti innovativi che riguardano il comparto.
Maria Chiara Zaganelli è la direttrice generale del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) partner scientifico del progetto Generazione Ortofrutta per la creazione dello standard di sostenibilità ortofrutticola. Con lei capiamo quali sono i capitoli più importanti della ricerca applicata in ortofrutta, come si evolverà il settore nei prossimi dieci anni e quali vantaggi porterà, in termini di competitività per le imprese ortofrutticole, l’adozione di uno standard scientifico, misurabile e quindi certificabile.
Quali sono i principali filoni di ricerca scientifica sui quali il CREA è impegnato in ortofrutta?
La ricerca scientifica del CREA nel settore frutticolo si concentra oggi su alcuni grandi filoni integrati tra loro. Un ambito prioritario è il miglioramento genetico, finalizzato a ottenere varietà più produttive, resistenti alle malattie, adattate ai cambiamenti climatici e con caratteristiche qualitative superiori, valorizzando anche la biodiversità locale attraverso incroci e tecniche di evoluzione assistista. Accanto a questo, assume grande rilievo l’innovazione agronomica, con tecniche di irrigazione di precisione, nutrizione sostenibile e sistemi colturali a basso impatto ambientale con particolare interesse alla difesa fitosanitaria ecocompatibile basata su: biocontrollo, uso di microrganismi utili e riduzione degli agrofarmaci. Cresce inoltre il ruolo dell’agricoltura digitale, che utilizza sensori, modelli previsionali con l’uso dell’intelligenza artificiale per le decisioni agronomiche. Un altro filone importante è la ricerca sulla qualità nutrizionale e sulla conservazione post-raccolta con metodi ecocompatibili, per migliorare la shelf life e le caratteristiche organolettiche dei prodotti. Parallelamente, il CREA sviluppa studi sull’economia circolare, valorizzando scarti e sottoprodotti ortofrutticoli. Tutti questi ambiti vanno studiati ed approfonditi senza prescindere da un’attenta valutazione del rischio climatico, e dall’interazione di strategie di mitigazione e adattamento.
Quali sono gli ambiti in cui l’ortofrutta eccelle in innovazione?
L’ortofrutta eccelle in innovazione soprattutto negli ambiti in cui è possibile coniugare produttività, qualità e sostenibilità. Un ruolo fondamentale è da attribuire al miglioramento genetico, dove le nuove varietà vengono selezionate per resistere meglio a stress climatici, fitopatie e gradimento del consumatore finale. Un secondo ambito molto avanzato è quello dell’agricoltura di precisione, che utilizza sensori, dati satellitari e sistemi digitali, nonché Sistemi di Supporto alle Decisioni (DSS), per ottimizzare irrigazione, nutrizione e difesa delle colture attraverso l’analisi dei dati, migliorando l’efficienza produttiva, riducendo gli sprechi di risorse e aumentando la sostenibilità ambientale. Grande sviluppo si registra anche nelle tecnologie di coltivazione protetta, come serre intelligenti, sistemi fuori suolo e idroponica, che consentono produzioni più efficienti con minore consumo di risorse. L’ortofrutta è inoltre molto innovativa nella difesa fitosanitaria sostenibile, grazie all’impiego di biocontrollo, microrganismi utili e strategie integrate. Un altro ambito di eccellenza riguarda la qualità post-raccolta, con soluzioni per aumentare shelf life, conservare le proprietà nutrizionali e ridurre le perdite lungo tutta la filiera. Infine, cresce il ruolo dell’economia circolare, attraverso il recupero degli scarti e la produzione di nuovi composti ad alto valore aggiunto. In sintesi,
l’innovazione ortofrutticola si distingue quando riesce a trasformare conoscenza scientifica in efficienza produttiva e qualità di filiera.
Quali sono dal punto di vista scientifico le sfide più grandi per la sostenibilità in ortofrutta?
Dal punto di vista scientifico, le sfide più grandi per la sostenibilità in ortofrutta riguardano soprattutto la capacità di produrre di più consumando meno risorse naturali. La prima grande sfida è la gestione dell’acqua, perché siccità, scarsità idrica e maggiore variabilità climatica impongono sistemi irrigui avanzati sempre più efficienti e tecnologie di precisione. Un secondo tema cruciale è ridurre l’uso di fertilizzanti e agrofarmaci senza compromettere rese e qualità, sviluppando strategie di nutrizione sostenibile e difesa biologica. Sul piano scientifico è molto rilevante anche l’adattamento al cambiamento climatico, cioè selezionare varietà più resistenti a calore, salinità, nuovi patogeni e stress estremi e in questo ambito l’impegno del CREA sulle TEA, grazie al progetto TEA4IT finanziato dal MASAF, può aprire prospettive interessanti e molto promettenti. In tal senso, sono già partite le prime sperimentazioni in campo e altre ne partiranno. Un’altra sfida importante riguarda la fertilità del suolo, che deve essere preservata attraverso pratiche agronomiche capaci di mantenere sostanza organica e biodiversità microbica. Cresce inoltre il bisogno di innovare nella fase post-raccolta, per ridurre sprechi, perdite di qualità e consumo energetico nella conservazione. Infine, una grande sfida scientifica è rendere realmente circolare la filiera, trasformando sottoprodotti e residui in nuove risorse. In sintesi, la sostenibilità in ortofrutta richiede un equilibrio complesso tra innovazione biologica, efficienza agronomica e resilienza ambientale.
Cosa significa per il CREA essere parte del progetto Generazione Ortofrutta?
Essere parte del progetto Generazione Ortofrutta rappresenta per il CREA un’opportunità strategica e al tempo stesso una responsabilità importante. Significa contribuire attivamente a un’iniziativa che promuove la sostenibilità, creando un circolo virtuoso tra produttori e consumatori, in cui entrambe le parti diventano protagoniste consapevoli del sistema agroalimentare.
Oggi la sostenibilità non può più essere considerata come un singolo aspetto – ambientale, economico o sociale – ma va interpretata come una vera e propria prospettiva culturale.
Questo implica affrontarla attraverso un approccio integrato, multi e interdisciplinare, capace di mettere in relazione conoscenze scientifiche, innovazione tecnologica, pratiche agricole, ricadute ambientali e socio-economiche e comportamenti di consumo. In questo contesto, il CREA partecipa al progetto mettendo a disposizione il proprio patrimonio di competenze e di ricerca, attraverso il coinvolgimento dei suoi Centri sia trasversali sia di filiera. Il suo contributo mira a supportare lo sviluppo di modelli produttivi più sostenibili, a migliorare la qualità delle produzioni ortofrutticole e a favorire una maggiore consapevolezza lungo tutta la filiera, dal campo alla tavola.
Cosa significherà avere uno standard condiviso sulla sostenibilità in ortofrutta?
Avere uno standard condiviso sulla sostenibilità in ortofrutta significa compiere un vero salto di qualità: trasformare i principi in azioni concrete, attraverso criteri scientificamente fondati, chiari, misurabili e riconosciuti lungo tutta la filiera. Da un lato, per i produttori rappresenta una bussola affidabile, basata sulle evidenze della ricerca, che orienta le pratiche agricole, migliora i processi e valorizza l’impegno verso modelli più sostenibili. Dall’altro, per i consumatori significa poter scegliere in modo consapevole, contando su informazioni affidabili, trasparenti e verificabili.
Uno standard condiviso garantisce sicurezza, trasparenza e credibilità: certifica che i prodotti rispettano requisiti precisi di sostenibilità, qualità e salubrità, che tali requisiti sono definiti e monitorati con il supporto della ricerca scientifica, rafforzando la fiducia tra chi produce e chi consuma. Non si tratta solo di etichette, ma di un sistema che rende visibili e misurabili gli impatti reali. Inoltre, l’adozione di criteri comuni contribuisce a valorizzare prodotti più sani e di qualità, con ricadute positive sia per il benessere dei consumatori sia per la competitività delle imprese. Il consumatore, scegliendo un prodotto certificato, non acquista soltanto un alimento, ma partecipa attivamente alla tutela dell’ambiente e alla salvaguardia delle risorse del pianeta.
In questo senso, uno standard condiviso diventa uno strumento fondamentale per promuovere un sistema ortofrutticolo più sostenibile, trasparente e orientato al futuro.
Quale sarà il ruolo del CREA nella definizione e nell’implementazione di questo standard?
Attraverso i suoi 12 centri e la varietà delle competenze espresse, il CREA contribuirà in modo concreto alla costruzione dello standard, lavorando sui diversi aspetti tecnici che lo compongono: dalla sostenibilità ambientale alla qualità delle produzioni, fino agli indicatori di impatto e ai sistemi di monitoraggio. Ogni ambito sarà affrontato alla luce delle più aggiornate evidenze scientifiche, garantendo solidità, coerenza e credibilità all’intero impianto.
Il contributo del CREA non si limiterà alla fase di definizione. L’ente sarà infatti protagonista anche nell’implementazione dello standard, supportando la sua applicazione lungo la filiera e traducendo i principi teorici in strumenti operativi, pratiche concrete e soluzioni innovative.
In questo processo, la capacità del CREA di integrare competenze multidisciplinari rappresenta un valore chiave: ricerca agronomica, analisi ambientali, innovazione tecnologica e studio dei sistemi produttivi convergono per costruire uno standard realmente efficace e applicabile. In sintesi, il CREA agirà come garante del rigore scientifico e come ponte tra ricerca e pratica, contribuendo a sviluppare uno standard autorevole e misurabile, capace di accompagnare il settore ortofrutticolo verso modelli sempre più sostenibili e competitivi.
Quale sarà l’evoluzione dell’ortofrutta italiana da qui a 10 anni?
Nei prossimi dieci anni l’ortofrutta italiana sarà sempre più orientata verso un modello produttivo tecnologico, selettivo e ad alto valore aggiunto. Le imprese più competitive saranno quelle capaci di integrare innovazione, strumenti digitali e una migliore organizzazione di filiera. Crescerà l’importanza delle nuove varietà, selezionate per resistere meglio a stress e cambiamenti climatici. L’agricoltura di precisione diventerà sempre più centrale nell’agricoltura del futuro, grazie all’uso diffuso di sensori, dati e sistemi di irrigazione intelligente. Questo permetterà di ottimizzare risorse e migliorare l’efficienza produttiva. Parallelamente aumenterà l’attenzione alla sostenibilità ambientale, con minore uso di input chimici e maggiore efficienza idrica. Saranno sempre più rilevanti anche packaging sostenibile e recupero degli scarti. Il mercato premierà prodotti di qualità elevata certificati e tracciabili. In funzione dei cambiamenti climatici emergerà anche una progressiva ridefinizione geografica delle colture, alcune specie tradizionali tenderanno a spostarsi verso aree climaticamente più adatte, mentre colture oggi marginali potrebbero diventare economicamente rilevanti in determinati territori. Basti pensare, ad esempio, alla crescente diffusione della coltivazione di specie tropicali in alcune aree del Sud Italia. In sintesi, il futuro dell’ortofrutta italiana dipenderà dalla capacità di coniugare ricerca, identità territoriale, innovazione di filiera, sostenibilità e innovazione.